Mar. 28. May 2024, Santa Fe - Argentina
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PAPA: NON DIMENTICHIAMO IL MYANMAR

PAPA: NON DIMENTICHIAMO IL MYANMAR

ROMA-ITALIA  La guerra, inevitabilmente, è ancora al centro della riflessione di Papa Francesco che accompagna l’udienza generale di mercoledì 10 aprile. “Che il Signore dia Pace”, sottolinea, ricordando che i fronti aperti sono molto di più di quelli sotto i riflettori dei media. Ucraina, Israele e Palestina quindi, ma non solo: “Non dimentichiamo il Myanmar”.

Il Paese asiatico è ricordato dal Pontefice con particolare attenzione alla minoranza Rohingya, discriminata e costretta dall’esercito birmano ad un arruolamento coatto: “I nostri fratelli soffrono tanto in questi posti di guerra – dice il Pontefice – Preghiamo sempre insieme pe la pace”. Il Santo Padre ha poi un pensiero per il recente alluvione che ha devastato il Kazakistan causato dal rapido scioglimento delle nevi che ha costretto all’evacuazione 96.000 persone. Il Papa ha espresso “vicinanza spirituale” al popolo kazako e invitato “tutti a pregare per tutti coloro che stanno subendo gli effetti di questo disastro naturale: Anche nei momenti di difficoltà, ricordiamo la gioia di Cristo risorto e invoco su di voi e sulle vostre famiglie l’amore misericordioso di Dio nostro Padre”.

Gli esempi che Papa Francesco ha portato nella sua riflessione sono l’ideale continuazione della catechesi, dedicata questa settimana alla virtù cardinale della forza. La definisce “la più combattiva delle virtù, quella che ci aiuta a portare frutto nella vita”. Una virtù “spesso legata dagli autori scolastici a ciò che gli antichi chiamavano ‘appetito irascibile’ – sottolinea- Il pensiero antico non ha immaginato un uomo senza passioni: sarebbe un sasso”. Ma le passioni “vanno educate, vanno indirizzate, purificate con l’acqua del Battesimo, o meglio con il fuoco dello Spirito Santo”. Ecco allora l’insegnamento: orientare la forza per fare il Bene. “Un cristiano che non ha coraggio e non piega la propria forza al bene, è un cristiano inutile”, dice Papa Francesco citando l’esempio di Gesù “che aveva passione, che conosce le emozioni umane: davanti alla morte sul suo amico Lazzaro scoppia in pianto”.

Papa Francesco, confrontandosi con i pensatori antichi, sottolinea come la fortezza per loro presentasse “un duplice andamento, uno passivo e uno attivo". Il primo in particolare, sottolinea “ai nemici interni”, quelli che rischiano di paralizzarci. Si tratta di vincere "contro noi stessi", osserva Francesco, non cedendo a quelle paure che nella maggior parte "non si avverano per nulla". Meglio affrontare quindi le cose con paziente fortezza perché “il Signore è con noi, se confidiamo in Lui e cerchiamo sinceramente il bene: allora possiamo contare sulla Provvidenza di Dio come scudo e corazza”. Come contraltare, il Pontefice invita poi a prendere sul serio i mali del mondo “i nemici esterni, che sono le prove della vita”. Il Pontefice qui fa riferimento all’indifferenza, provocata da un “confortevole Occidente che non ha bisogno di lotte perché tutto gli appare uguale”. E invoca una “sana nostalgia dei profeti”: “C’è bisogno di qualcuno che ci scalzi dal posto soffice in cui ci siamo adagiati e ci faccia ripetere in maniera risoluta il nostro 'no' al male e a tutto ciò che conduce all’indifferenza. 'No' al male e 'no' all’indifferenza; 'sì' al cammino, al cammino che ci fa progredire, e per questo bisogna lottare”, conclude.