Sab. 06. Jun 2020, Santa Fe - Argentina
Economía

DOPO NOVE ANNI GLI STIPENDI ITALIANI TORNANO A CRESCERE

DOPO NOVE ANNI GLI STIPENDI ITALIANI TORNANO A CRESCERE

ROMA-ITALIA  Dopo nove anni di stop, gli stipendi degli italiani tornano a salire. Nel 2018, infatti, “le retribuzioni contrattuali orarie nel totale economia sono aumentati dell’1,5%”. È quanto emerge dall’Annuario dell’Istat diffuso il 30 dicembre, che fotografa la situazione nel nostro Paese.

Tante le notizie positive per quanto riguarda il mercato del lavoro: il 2018 si è anche caratterizzato da “un nuovo aumento dell’occupazione (+192 mila unità rispetto al 2017), superando i livelli pre-crisi” e dal parallelo calo del tasso di disoccupazione (-0,6%), in particolare per quanto riguarda i giovani. È salito anche tasso di occupazione della fascia 15-64 anni, che “passa al 58,5% (+0,6 punti) sfiorando il livello massimo del 2008”, ancora ben lontano, però, dalla media europea (68,6%).

“Nel totale delle imprese dell’industria e servizi le posizioni lavorative dipendenti nella media 2018 raggiungono i 12 milioni e 682 mila unità – si legge nel comunicato – con un incremento rispetto al 2017 del 2,3 per cento, trainato più dai servizi (+2,8 per cento) che dall’industria (+1,4 per cento). Negli stessi settori, i posti vacanti nelle imprese con almeno 10 dipendenti sono in media l’1,1 per cento del totale delle posizioni lavorative occupate o vacanti (+0,2 punti percentuali).

Nelle stesse imprese, aumenta il monte ore lavorate (+2,7 per cento), nonostante il calo delle ore di Cig (da 7,7 a 6,5 ore ogni mille ore lavorate), ma diminuisce l’indice delle ore lavorate per dipendente (-0,3 per cento). Nelle imprese con più di 500 dipendenti si registra un lieve aumento dell’occupazione al netto della Cig (+0,2 per cento), e una riduzione del ricorso alla Cig (-1,3 ore ogni mille ore lavorate), a cui si associa un aumento delle ore effettivamente lavorate per dipendente (+0,5 per cento)”. Unico neo, “la crescita dell’occupazione interessa soltanto i dipendenti (+215 mila), esclusivamente a tempo determinato, mentre torna a calare il tempo indeterminato”.