Mar. 21. Set 2021, Santa Fe - Argentina
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GIUSTIZIA, CARTABIA: I PROCESSI PER MAFIA E TERRORISMO NON ANDRANNO IN FUMO

GIUSTIZIA, CARTABIA: I PROCESSI PER MAFIA E TERRORISMO NON ANDRANNO IN FUMO

ROMA-ITALIA  “Spesso si è detto in questi giorni che i procedimenti di mafia e terrorismo andranno in fumo: non è così, perché i procedimenti che sono puniti con l’ergastolo – e spesso lo sono quelli per mafia – non sono soggetti ai termini per l’improcedibilità e per i reati più gravi si prevede in ogni caso una possibilità di proroga”.

Il 21 luglio, nel giorno in cui ha riferito alle Camere sulle violenze nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, la ministra della Giustizia Marta Cartabia ha anche difeso con forza la sua riforma, rispondendo al question time a Montecitorio. Parole, quelle del guardasigilli, che suonano come una replica al procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri, ascoltato il giorno prima in commissione Giustizia alla Camera, le cui analisi hanno rafforzato ad esempio la volontà del Movimento 5 Stelle di chiedere modifiche alla riforma. Quello della durata dei processi, sottolinea Cartabia, è “un problema all’attenzione di tutti in questo momento e di cui il governo ha piena consapevolezza”.

“Ci sono 57 mila pendenze con altrettante prescrizioni che accadono già oggi solo nel distretto di Napoli, non per effetto della riforma approvata dal Consiglio dei ministri ma per una situazione di gravità estrema che reca una violazione tanto alla capacità dello Stato di assicurare giustizia, quanto ai diritti delle vittime e degli imputati” sottolinea la ministra, secondo cui “è proprio per questi problemi che già drammaticamente esistono nel nostro Paese che occorre mettere mano alla riforma e ai progetti complessivi a cui stiamo lavorando”.

“La riforma non è solo quella della prescrizione ma dell’intero processo penale e si inserisce in un quadro di investimenti importanti sulle risorse umane: concorsi di magistratura, concorsi di amministratori cancellieri, l’istituzione dell’ufficio del processo che è una struttura che alleggerisce enormemente il lavoro dei giudici: 16.500 sono le persone che entreranno” sottolinea inoltre Cartabia, ricordando come la riforma preveda “un ingresso graduale, c’è una norma transitoria per consentire agli uffici che sono in maggiore difficoltà di adeguarsi, attrezzarsi e sfruttare le occasioni degli investimenti e della digitalizzazione per poter essere al passo con i tempi”. “Il governo – conclude - è consapevole di quello che fa, è il primo a non volere ciò che voi paventate (l’improcedibilità di molti processi, ndr) e che nessuno vuole che accada in questo Paese ma vuole affrontare il tema della durata dei processi che è gravissimo”.